Un salto nella passione per l'atletica vissuta e da vivere.
Diario sintetico della mia carriera
Anno
per anno: successi, infortuni, delusioni e sconfitte. Per molti sono stata
sfortunata perchè avrei potuto e "dovuto" ottenere di più.
E' vero, potevano arrivare medaglie più importanti, più titoli,
più "centimetri" e meno infortuni. Ma l'aritmetica in atletica
è una pura opinione: sommi esperienza, allenamenti, qualità,
test e rendimento eppure i conti non sempre tornano. Ho sempre dato il massimo
e continuo a farlo ogni giorno ritenendomi comunque fortunata per quanto
ho vissuto e vivo...la sfortuna la lascio agli altri!
2008 | 2007 | 2006 | 2005 | 2004 | 2003 | 2002 | 2001 | 2000 | 1999 | 1998 | 1997 | 1996 | 1994 | 1993 | 1992 | categorie giovanili
Mi sono allenata, ma la mia gamba di stacco non risponde come serve. Fermo la preparazione per una ventina di giorni o poco più, tranquilla e fiduciosa, anche perchè sapevo che sarebbe arrivato il momento per tornare a sperare per la mia gamba di stacco.
L'operazione di ricostruzione del tricipite surale e del tendine andò a buon fine nel 2004 ma una piccola aderenza, negli anni si è trasformata in un grande problema. Andrò dunque avanti e indietro (Foggia-Viareggio-Foggia) per tre volte...e se il tre è il numero perfetto e le onde d'urto ecoguidate realmente la soluzione...allora posso finalmente disfarmi della fibrosi del gemello mediale, restituendo elasticità muscolare. Mi aiuteranno il dottor Michele Gemignani e Claudio Mallegni.
Speriamo che tutto vada come deve andare...vi terrò aggiornati...ormai questi diario di "carriera" è più un libretto di istruzioni per chi ha problemi di natura muscolo tendinea...ma va bene anche così, almeno posso essere di aiuto o fare da apri pista per qualcun altro!
A presto, baci Antonella!
Nuovamente in pista, sempre con le solite difficoltà ma la voglia di andare avanti. Devo ammettere che saltare mi piace proprio tanto e finchè avrò cuore, gambe e testa non mi ritirerò.
Ho saltato quest'anno meno di quanto potessi ma le stagioni sono fatte così. L'operazione alla gamba di stacco mi sta dando un po' di problemi, a causa di una fibrosi (aderenza) del gemello mediale. Vado avanti in attesa di trovare una soluzione al problema (fibrolisi? No graie.)...sono certa che alla fine riavrò la mia gamba buona quasi come ai bei tempi. Sogno? No, speriamo di no!
Ma se per l'individuale il bottino è stato magro, con la squadra (ASI Veneto) abbiamo conquistato l'accesso in A oro (massima serie del campionato di atletica). Un grande record per noi ragazze...considerando che l'ASI è una società che tiene inseime con grande equilibrio giovani ragazze e atlete adulte e di esperienza.
Ai Campionati Italiani Asi (fine stagione) sono arrivata in splendida forma...salto 1.83, poi 1.85 agilmente e posso andare oltre se non fosse che il giudice alza bandiera rossa perchè l'asta cade (vento? Materassone attaccato al ritto?). Tutti affermano che non l'ho toccata eppure il giudice dopo aver alzato la bandierina bianca sventola quella rossa.
Mi arrabbio, perdo concentrazione, addio gara.Ci vuole allenamento anche ad arrabbiarsi e mantenere alta la concentrazione.
Pazienza...l'anno
prossimo sarà certo più emozionante. Intanto, mentre la stagione
agonistica si conclude, Euclide della Vista (direttore generale di Teleradiorrre)
mi propone di condurre una trasmissione televisiva...si parlerà di
calcio (quale mondo sconosciuto per me!), saremo raggiunti da sms e seguiti
in streaming. Tutto sembra essere troppo complicato per me, da anni solo
ospite in tv e senza esperienza di conduzione, ma le avventure nuove mi
piacciono così decido di accettare.
Ed eccomi dunque a condurre "Studio Stadio" in onda ogni domenica su TeleRadioErre. Sei curioso di vedermi? Finchè non finisce il campionato puoi sbirciare dal sito internet www.teleradioerre.it e vederci in streaming dalle 14.30 fino alle interviste del dopo partita!
Insieme a me, in studio Roberto Zarriello e gli ospiti che di volta in volta seguono e seguiranno con noi le partite del Foggia e del Manfredonia.
Le emozioni in questo 2006 sono state troppe per riuscire a raccontarvele con leggerezza. Ho atteso due anni per scriverle ma mi rendo conto che forse non è ancora il momento.
La mia stagione agonistica ha subito uno stop a causa di problemi famialiari e, solo alla fine sono riuscita a dare un apporto alla mia squadra, l'ASI Veneto, andando insieme alle altre a conquistare l'accesso alla serie A1...in pole position per un miglior traguardo...conquistato ed ottenuto nel 2007 con l'accesso in A Oro! Brave ragazze!!!
Così, riavvolgo il nastro del 2006 e parlerò solo del principio, il più bello ed emozionante della mia carriera, escludendo ovviamente i momenti di agonismo in pedana.
Sono
stata chiamata ad essere l'ultima tedofora per la tappa Foggiana. Non bastano
poche righe di testo per descrivere l'emozione che ho provato a ritrovare
tra le mie mani la fiamma olimpica tanto sognata da bambina e che ho avuto
l'onore di incontrare due volte nella mia carriera atletica.
Magari vi sembrerò troppo idealista e sognatrice, ma in quella fiamma brucia ed ha bruciato la mia passione atletica...comunque, non avrei mai immaginato di provare tanta emozione e confusione.
E' il 6 gennaio, si va allo stadio Zaccheria per ritirare la divisa, salire sull'auto con gli altri tedofori ad anticipare sul percorso l'arrivo della fiaccola. A distanze prestabilite uno alla volta i tedofori scendevano dall'auto, ed era divertente vedere come ognuno approcciava deiversamente l'evento. Orgoglio, emozione, divertimento e poi tante domande su cosa fare e sul "chissà se ci sarà qualcuno a salutarmi"!
Scendono
tutti. Resto solo io e alcuni dell'organizzazione. Iniziano a tremarmi le
gambe. Scendo e attendo...non c'è molta gente. A un certo punto arriva
il tedoforo, forse un pochino stanco ma sorridente. Aprono il gas nella
mia torcia e...il fuoco si trasferisce alla mia fiaccola...brivido! Mi dirigo
su per corso Giannone (poche persone, ho pensato "peccato che i Foggiani
non abbiano recepito l'essenza della manifestazione, ok, un po' troppo marketing
ma se si guarda oltre...").
Qualcuno mi chiama e mi chiede qualcosa, non capisco e rallento quasi a fermarmi ed un vecchietto sottolinea l'apparente defajance e mi fa "che ti sei già stancata di correre?". Scoppio a ridere e tutto diventa per così dire "più normale".
Sto
per accedere in piazza Cavour e, "oh mio Dio! Che stupore!!!!".
La piazza mi è apparsa assolutamente irriconoscibile. Gremita di
gente, che applaudiva e urlava; non si vedeva neppure la fontana grande
al centro della piazza. Il pronao della villa era parzialmente coperto dal
palco ed ho avuto la netta sensazione di entrare nell'energia pura!
Rallento e poi cammino...c'era troppa gente per riuscire a correre nella corsia riservata all'accesso al palco senza pensare di non colpire qualcuno.
Poi
l'accensione del braciere e infine poche ma sentite parole, guardando un
po' la folla ed un po' mio padre che sul palco a noi antistante, insieme
ai suoi colleghi fotografi, festeggiava commosso.
Ho pensato per un istante che se avessi deciso di ritirarmi dall'agonismo, quello sarebbe stato il momento giusto per farlo, ma questo pensiero ha lasciato il posto ad altre parole, di sostegno e di incitamento ai quanti praticano sport con passione, umiltà e determinazione...anche senza necessariamente vincere ma lottando per non far spegnere la fiamma della passione agonistica pura. Ho parlato pensando e sperando che nella piazza, da qualche parte nascosto, ci fosse un cuore capace di essere tanto grande e tanto forte quanto il mito di Olimpia. Magari, forse, qualche bambino in piazza Cavour quel giorno ha pensato "anche io un giorno farò le olimpiadi e vada come vada lotterò per esprimere me stesso, e sarò tanto forte da superare le avversità".
Vi
sembra forse eccessivo? Posso comprenderlo ma bisogna vivere a Foggia per
capire cosa voglia dire quella giornata, quell'affluenza in piazza.
Poi la fiaccola il giorno dopo ha ripreso il suo tour verso Torino e sembra essersi portata via un sogno, ma così non è. Foggia è ai blocchi di partenza da una vita...sta solamente aspettando il via. Il fuoco è pronto a riaccendersi; la passione, la voglia di vivere e di devertirsi è dentro di noi. Nessuno potrà mai togliercela! Io come Foggia, sono viva ed ho voglia di lottare, di rinascere per quel che posso e per quel che Dio mi concederà. Nulla finisce finchè nel cuore si ha dentro quella fiamma!
Riparto dal 1.50 superato a Latina dopo l'operazione alla gamba di stacco. Torno ad avere una percezione migliore dell'appoggio del piede. Mi sembra di avere una gamba diversa dall'altra (che e poi di fatto è così).
Paolo Cerrai, il mio fisioterapista, continua a ripetemi dalla prima volta che lavorammo insieme sul post-operatorio "devi abituarti alla nuova Antonella".
Pian piano ho recuperato sensazioni proprio quando mi sono arresa all'evidenza: non potevo più pensare di saltare in un certo modo...dovevo saltare e scoprire quale fosse il metodo migliore per approcciare gli allenamenti e la tecnica.
Prima gara 1.70 con un clima rigido che mi spinge a lavorare molto più con la gamba destra che con la sinistra operata. Corro anche la staffetta e sento qualcosa che non va. L'altro tendine mi duole. Per fortuna nulla di grave, una piccolissima lesione. Forse le scarpette o un appoggio sbagliato. Stringo i denti e mi riprendo e supero 1.83 a Roma sfiorando 1.86. Torno ad allenarmi su misure dignitose e raffino sempre più la tecnica.
Ho bisogno di gareggiare per migliorare ma il tendine destro mi preoccupa più del dovuto. Così, per evitare di trovarmi nuovamente in spiacevoli situazioni, assolvo ai miei compiti societari vincendo la finale.
Punto alla qualificazione per i Campionati Mondiali. Parto per Viareggio per eseguire le verifiche e le cure mediche del caso. Riesco a recuperare perfettamente il tendine destro ma è troppo tardi per la qulificazione.
Sono certa che il tempo è dalla mia parte, devo solo attendere e lavorare per tornare.
Mi alleno tutta l'estate e tutto l'autunno nello specifico non per "gareggiare" ma per comprendere come ottimizzare il mi fisico in vista del 2006.
Continuo il mio via vai Foggia Viareggio compatibilmente con i miei impegni lavorativi ( consulta la sezione altroinmente ) certa che l'anno prossimo posso tornare in pista con la grinta e la cattiveria di un tempo ma con la "nuova Antonella".
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La preparazione finalizzata alla Coppa Europa e alle Olimpiadi di agosto è stata ricca di stimoli e di sorprese. Una difficile partenza per la stagione invernale, iniziata con una nazionale dove per la prima volta non sono potuta scendere in pista per un fortissimo risentimento alla schena (poi tradotto da un ecografia in stiramento al muscolo psoas).
Una ottima base e tanto lavoro rendono sempre e dopo un fermo totale di circa venti giorni conquisto il titolo italiano a Genova con la misura di 1.93. Partecipo senza intenzioni belliche ai mondiali di Budapest consapevole che le "forze residue" della preparazione invernale mi stanno abbandonando (il periodo di forma non dura in eterno).
Riprendo la preparazione e punto alla Coppa Europa. Centro l'obiettivo e anche la vittoria. Salto 1.90 e sfioro 1.92 (minimo B per le Olimpiadi che avrebbe confermato la prestazione invernale e chissà...forse aperto la strada verso Atene).
Il risultato diventa eccellente viste le condizioni fisiche nelle quali versavo: gamba di stacco immobilizzata per i dolori lancinanti al tendine d'achille. Durante il viaggio di andata vengo colpita da una mia stessa valigia e durante l'allenamento pre-gara sento cedere il tendine.
Al rientro in Italia si valuta il danno: il tendine è aperto in due...tipo bretelle... e il muscolo del polpaccio inizia a sfibrarsi. Decido che le Olimpiadi devono avere la priorità su tutto e tento il recupero. Nonostrante gli allenamenti in acqua in assenza di carico e tutte le cure, i miglioramenti non si vedono.
Decido che è il caso di provare il tutto per tutto al Golden Gala di Roma. Una scelta di "campo" che porta dentro mille valutazione, una tra tutte: logisticamente più vicina agli ortopedici e fisiatri che mi seguono e molto vicina a Perugia, la città che mi attendeva per l'operazione.
Supero 1.80 ma il dolore mi impedisce di andare oltre. Mi opero il lunedì seguente al tendine d'achille (comprensivo di plastica ricostruttiva del tricipite surale).
Mi opera l'esimio professor Giuliano Cerulli che segue poi personalmente il decorso e la riabilitazione. Non ci sono complicazioni. Tutto va come deve andare e con mia enorme meraviglia non devo neppure rinunciare alla carriera di saltatrice in alto.
Resta la sofferenza della dura riabilitazione che è ben poca cosa rispetto a quella provata nel mio cuore e nella mia testa: ero tornata alla grande e mi tocca ripartire più che mai da zero.
Mi trasferisco a Viareggio per la riabilitazione presso lo studio medico del dott. Michele Gemignani. Lavoro senza sosta con Paolo Cerrai. Senza di lui i momenti di abbattimento avrebbero sicuramente preso il sopravvento su di me. Non ero molto convinta di riuscire a tornare una vera saltarice, così mi chiedevo spesso a cosa servissero tanti sacrifici e tanto dolore.
Paolo mi fece comprendere che dovevo reagire e che non poteva essere l'unico a credere che forse c'era ancora speranza; dovevo crederci anch'io, solo che è difficile credere al tuo futuro di atleta quando non senti più neppure il piede.
A soli due mesi dall'operazione, grazie alle cure dei tre uomini del "miracolo" Cerulli, Gemignani, Cerrai, torno in pista e salto a Latina 1.50.
Decido che il mio personale ora è quello di Latina; riparto da un metro e cinquanta e sfido me stessa a salire più che posso, con il cuore, con tutta me stessa...anche solo per dire grazie ai tre uomini che hanno permesso tutto questo!
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Terminato
il prestito con l'Assi Banca Toscana rientro all'Atletica Daunia Foggia
con la speranza di ricostruire intorno a me una squadra nella mia città.
Mi ritrovo però nuovamente sola. Rinuncio alle indoor e torno alle
competizioni a giugno in tempo utile per riconquistare il posto in nazionale
per la Coppa Europa di Firenze. Salto 1,89 ma dimostro di essere pronta
per misure più interessanti. Un grave problema familiare mi impedisce
di partecipare serenamente ai Campionati Italiani di Rieti: devo vincere!!!
Me lo ha chiesto mamma ricoverata in ospedale dopo un'importante operazione
al cuore. Vinco saltando 1,88. Il minimo per partecipare ai Mondiali di
Parigi è di 1.92. Mamma sta leggermente meglio e "alza"
le sue richieste: vuole il minimo per i mondiali. Li voglio anch'io e a
Clermont Ferrand, in condizioni climatiche quasi proibitive centro l'obiettivo.
Ai Campionati Mondiali non sono fortunata e vengo penalizzzata in qualificazione
dall'unica giornata di pioggia di tutto il mondiale. Non è certo
l'ideale per una saltarice veloce e agile come me. Inoltre le scarpe s'inzuppano
d'acqua e la tomaia di quella di stacco si spezza. Come si dice: PIOVE SUL
BAGNATO!!! Riparto subito dal meeting internazionale di Rieti. Supero nuovamente
il 1.92 e sfioro per due volte il 1.95. Stagione chiusa con una certezza:
sono in grado di centrare misure più vicine al personale assoluto.
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Non
partecipo alle indoor e mi preparo per la stagione all'aperto. Ho voglia
di tornare a saltare e questo, probabilmente... mi danneggia!!! Durante
la gara dei campionati regionali di società continuo a saltare nonostante
una non rassicurante fitta al tendine d'achille del piede di stacco. Sono
di nuovo infortunata ma la stagione non è affatto finita e so che
posso contare sui "fantastici tre". Gemignani, Musa e Pellegrini
mi rimettono a posto ed io cerco disperatamente gare. Mi presento a Viareggio
ai campionati italiani senza grandi certezze ma con allenamenti da 1,85.
Salto 1,76 e finiscono quarta nella gara "meno gara" che abbia
mai disputato in vita mia. Cerco disperatamente gare e salto un po' dove
capita alla ricerca di una occasione per dimostrare che ci sono di nuovo.
Per tutti però ormai ho un "piede da pensionata". I societari
di Pescara sono l'ultima chance. Vinco con 1,92 e torno in cima alle graduatorie
nazionali. L'Assi Banca Toscana aveva visto giusto credendo in me.
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Mi tessero con l'Assi Banca Toscana trovando un ambiente sereno e "vere" compagne di squadra. Ma è decisamente una stagione sfortunata. Partecipo solo e da infortunata, alle finali nazionali di Società. C'è qualcuno però che crede nelle mie possibilità di recupero. I dirigenti dell'Assi mi indirizzano verso il dott. Gemignani. Curata la vecchia lesione al tendine d'achille del piede di stacco vengo indirizzata verso Silio Musa, fisioterapista della Roma Calcio per la riabilitazione. Si risolvono finalmente le disfunzioni articolari al piede di stacco che dal lontano 1998 mi creno seri problemi. Ho finalmente trovato la causa principale della lunga sequenza di infortuni. Con Musa, Gemignani e con la diagnostica del dottor Pellegrini riesco a tenere sotto controllo l'equilibrio fisico. Con un minimo di accortezze posso tornare a saltare con serenità.
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Partecipo alla stagione indoor vincendo il titolo italiano e superando il 1.92 a Valencia in occasione di una rappresentativa nazionale. Durante gli Europei indoor di Gand, un giudice di gara in riscaldamento attraversa distrattamente la pedana proprio mentre sto per saltare. Per evitare la collisione, altero istintivamente l'assetto di salto. Tornano i problemi alla colonna vertebrale e le instabilità del piede di stacco. L'inizio della stagione all'aperto mostra che i problemi sono ancora presenti. E' l'anno delle Olimpiadi di Sidney ma non ho la condizione e la convinzione per provare ad esserci. Provvedendo a tutto da sola scelgo i tempi e le modalità del mio impegno agonistico continuando gli allenamenti. La stagione subisce una brusca interruzione a "causa" di una gattina di due giorni abbandonata nei pressi del campo di allenamento. E' piccolissima ed ha bisogno di continue attenzioni, così scelgo di curarla ed allevarla pittosto che proseguire la stagione agonistica. Gea, la mia splendida gatta che da quel giono vive con me è stato il mio grande successo della stagione 2000! Non ho affatto deciso di mollare l'atletica ma approfitto dei lunghi tempi di recupero per intraprendere un'altra carriera, quella di grafica.
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Il lungo fermo si fa sentire. Conquisto il titolo italiano indoor ma perdo quello outdoor. I dolori e la paura degli infortuni non mi consentono di affrontare serenamente le competizioni. Inoltre, non avendo nessun appoggio e nessun riferimento nell'ambiente diventa difficile trovare soluzioni idonee per superare i momenti di difficoltà. Continuo a saltare con le scarpe chiodate delle precedenti stagioni. Mi causo una lesione al tendine d'achille del piede di stacco, che però verrà evidenziata solo in seguito. Così, sopportando il dolore e pensando ad una semplice infiammazione, gareggio ai "trials" per la Coppa Europa a Caorle. Delle tre saltatrici partecipanti, due sono in difficoltà: come me anche la Galeotti è infortunata. Entrambe ci chiediamo che tipo di "trials" siano. Ovviamente il CT Ponchio convoca l'unica sana che risulta essere anche la ovvia vincintrice della gara. La non convocazione ha termini amari: mi si comunica che il mio tempo è arrivato ed è giunta l'ora di lasciar spazio alle giovani. Ho solo ventotto anni! Mi impegno nella fisioterapia, cerco soluzioni al dolore tendineo ma con i mezzi a disposizione riesco solo a tamponare il dolore. Partecipo ugualmente ai campionati Italiani ed arrivo seconda. Prendo parte ai meeting internazionali e gareggio a Parigi, Osaka, Roma, Tokyo, Nizza, ecc. con prestazioni vicine e superiori al 1.90. Anche dopo una trasvolata intercontinenatle vinco ad Imperia ai Campionati Italiani Asi, superando per l'ennesima volta nella stagione il 1.90. E' incredibile! Il numero 90 nella cabala rappresenta la "paura", ed io infatti pur valendo di più ho stranamente difficoltà ad andare oltre.
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All'infortunio
alla schiena si aggiunge, forse come diretta conseguenza di una postura
non corretta, una disfunzione alla caviglia di stacco (che mi terrà
lontana dalle pedane fino al 1999 anno in cui torno a essere competitiva).
Vengo costretta a garaggiare in Coppa Campioni a Faro. Il dolore alla caviglia
di stacco è insostenibile. Non posso correre e salto senza rincorsa,
semplicemente camminando, 1.65. L'infortunio è serio e la risonanza
magnetica parla chiaro: occorre attenzione, tempo e lunga riabilitazione.
Non trovo nella Federazione e nella società appoggio per le cure
e sostegno morale. Inoltre alla fine della stagione, senza preavviso vengo
messa fuori squadra dalla Snam Milano, che mi costringe per giunta a pagare
di tasca mia il costo del cartellino. A pochi giorni dalla scadenza dei
termini federali non mi resta che tornare all'Atletica Daunia Foggia la
società nella quale sono cresciuta. Nè la Federazione nè
il mio sponsor tecnico, l'Asics, credono nel mio recupero. Se voglio continuare
a saltare... devo farlo da sola.
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Senza preparazione partecipo alla stagione indoor conquistando l'ennesimo titolo italiano. Ritrovo la gioia e l'emozione del salto e riprendo con convinzione gli allenamenti. Torno ai primi posti nelle graduatorie mondiali con la misura di 1.98. Sembra essere l'anno giusto. Tutti ricordano il 1996 come il mio anno agonistico per eccellenza, invece, è quest'anno che le mie potenzialità si esprimono al meglio. Sfioro i due metri in varie occasioni. Al meeting di Formia, ultima gara prima dei Mondiali di Atene, supero i due metri ma vedo l'asticella cadere davanti ai miei occhi. Questa misura è alla mia portata e considero l'appuntamento solo rimandato. Venti giorni prima del Campionato Mondiale di Atene, dove ero in predicato per una medaglia, un serio infortunio alla colonna vertebrale mette in discussione la partecipazione. Dopo venti giorni di riabilitazione e manipolazioni chiropratiche e senza allenamenti riesco a partecipare ai Mondiali; giungo settima con la misura di 1.94. Il timore di una lesione più seria alla colonna vertebrale mi spinge ad allontanarmi dalle competizioni in attesa di un perfetto recupero fisico.
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Il
rientro alle competizioni cancella le preoccupazioni legate all'infortunio.
Eguaglio i risultati del 1994 portandomi durante il meeting di Milano (4
maggio) nuovamente a quota 1.98. E' l'anno della mia seconda Olimpiade.
Gareggio ai Campionati Italiani a Bologna, vinco il titolo italiano ma mi
comunicano la positività al test antidoping del 4 maggio. Mi trovo
a dover affrontare situazioni per me inimmaginabili. Riesco a dimostrare
la mia buona fede e dalla Federazione Italiana vengo assolta. Da giugno
ad agosto sono sotto pressione. Di me scrivono tutti, anche i giornali americani.
Trovo la forza di reagire nella consapevolezza della mia innocenza e la
rabbia per ciò che sto vivendo diventa il motore principale del mio
salto. La Federazione Mondiale non accetta la sentenza italiana ma l'articolo
5 del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) che prevede l'assoluzione per
buona fede, mi consente comunque di a partire per Winston Salem, sede del
raduno pre-olimpico, in attesa di giudizio. Solo quattro giorni prima della
gara di qualificazione arriva il via libera dalla Iaaf. Posso gareggiare
ma sub-judice. Non è stato semplice superare periodi di isolamento,
di accuse e di ingiurie che, come spesso accade, si fondano non sullo stato
reale delle cose ma su vecchi rancori che trovano qui il potenziale per
esprimersi.
La gara di qualificazione è perfetta. Salto tutto alla prima prova mantenedo la concentrazione anche durante la pausa per "temporale". In finale ottengo il quarto posto siglando il personale con 1.99. Richiedo il test antidoping ma non mi viene concesso. La IAAF, a novembre mi infligge una squalifica di 3 mesi retroattiva che cancellerà la mia stagione agonistica ... l'indomani la mia squalifica, la Iaaf accetterà l'articolo 5 del CIO. Se vuoi sapere di più sul mio caso doping troverai gli approfondimenti nella sezione cas8. Delusione, rabbia sconforto per l'ingiustizia subita mi fanno allontanare dalle competizioni prima e dagli allenamenti poi. Medito il ritiro dall'attività agonistica.
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Eguaglio con la misura di 1.97 il primato italiano indoor di Sara Simeoni
siglando ad Atene, pochi giorni dopo, il nuovo primato (ancora imbattuto)
con 1.98. Il record di Sara resisteva da tredici anni. Parto alla volta
della Germania. Berlino è l'ultima gara prima dei Campionati Mondiali
indoor. L'infortunio è in agguato. Durante il primo salto, mi stiro
il polpaccio e la stagione indoor si conclude amaramente. I risentimenti
muscolari non mi consentono di giungere in forma ai Campionati Europei di
Helsinky. Nell'ottobre un serio infortunio alla schiena (incidente domestico)
mi tiene lontana dalle competizioni fino al maggio 1996.
Sei lunghi mesi di riabilitazione della schiena che mi danno però
modo di far rientrare anche tutti gli altri piccoli fastidi muscolari. Altri
sei mesi di duro allenamento per recuperere la condizione di forma e ottimizzare
la tecnica, con un unico e grande obiettivo futuro: il centerario delle
olimpiadi ad Atlanta.
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Mi
riconfermo immediatamente oltre il 1.90 e partecipo ai Campionati Mondiali
Indoor a Toronto fermandomi in qualificazione. E' l'anno dell'apertura ai
meeting internazionali e del confronto con atlete di livello mondiale. La
stagione outdoor si apre sotto il segno dei Mondiali di Stoccarda. Mi riprometto
di conquistare la mia prima finale "importante"; riesco ad ottenerla
saltando 1.93 in qualificazione. E' uno dei momenti più emozionanti
della mia carriera. In squadra con me c'è la triplista Antonella
Capriotti. Siamo entrambe in pedana per la finale. Supero agevolmente il
1.91 ma commetto due errori sul 1.94. Vedo arrivare dalla pedana del triplo
la Capriotti che nel frattempo migliora di salto in salto il record italiano.
Le sue parole mi danno forza e serenità. Supero la misura al terzo
tentativo. Giungo sesta. Continuo a gareggiare nei meeting internazionali
con l'obiettivo della finale del Grand Prix di Londra. Partecipo con molte
speranze ma il clima è inclemente: freddo e pioggia non mi consentono
di esprimere le mie potenzialità e giungo ottava. L'indomani parto
alla volta della Sicilia e la differenza climatica e la stanchezza del viaggio
sono le principli cause dello strappo al bicipite femorale della gamba di
stacco. Infortunio "rientrato" in tempi brevi.
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La
stagione indoor non è delle migliori. Non riesco a vincere il titolo
italiano e a partecipare ai Campionati Europei di Genova. Non mi rassegno
e trovo nell'obiettivo Olimpiade la forza per superare le difficoltà
legate all'alimentazione. Il dimagrimento è lento e graduale ma mi
permette di superare con costanza il 1.90 centrando nel giugno il minimo
di partecipazione per la mia prima Olimpiade. Barcellona l'ho voluta fortemente
ma sembra che la Federazione necessiti di continue conferme per staccare
il mio biglietto. Confermo due volte il minimo, vinco il titolo italiano
a Bologna ma non basta. Leggo il giornale e con mia sorpresa vedo il mio
nome tra gli atleti partecipanti al meeting di Losanna...nessuno mi ha convocato
per la gara ed io sono a Foggia ad allenarmi mentre "dovrei" essere
in Svizzera a confermare. Interviene il direttore del campo d'atletica,
il professor Colella. Chiama il ct Locatelli e organizza una gara a Foggia
chiedendo la supervisione della rai regionale. Supero il 1.90 richiesto
dal ct e finalmente per me è Olimpiade! A Barcellona mi fermo in
qualificazione a 1.90, a soli due centimetri dalla finale. Dodici finaliste
e io tra le prime delle escluse. Reagisco bene alla delusione olimpica e
concludo la stagione con il mio nuovo personale di 1.95. A fine anno, i
dirigenti del Cras Taranto sebbene il mio supporto per loro sia importante
mi consigliano, di accettare la proposta della società di serie A,
la Snam di Milano.
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La stagione indoor parte bene: vinco il mio primo titolo italiano assoluto, partecipo alla mia prima nazionale assoluta a Torino vincendo la gara e partecipo al Campionato Mondiale assoluto, a Siviglia. Da aprile in poi le difficoltà provengono dal sovrappeso; ingrasso progressivamente di circa 10 chili (fino a raggiungere all'inizio del 1992 i 64 kg contro il peso forma di 53,5). L'infortunio dell'anno precedente torna a farsi sentire. Non partecipo ai campionati italiani e vado a Schio per la riabilitazione. E' un anno difficile, sono in un momento di crescita delicato e la solitudine vissuta a Schio peggiora la situazione così come la paura della potenziale operazione ai legamenti del piede. Mi impegno senza sosta nella rieducazione e riesco ad evitare l'operazione. Vengo convocata in Coppa Europa. La prestazione agonistica risente dei chili in eccesso. Vado ugualmente ai Giochi del Mediterraneo giungendo quinta. Poi ad Helsinky per la nazionale. Ad ottobre sono in profonda crisi. Ho seguito la dieta prescritta dal medico della nazionale ma più che perdere peso, mi gonfio come una mongolfiera!
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A 11 anni mi vedo costretta a scegliere tra la danza moderna e l'atletica.
Scelgo lo sport dedicandomi per emulazione di mia sorella Marcella agli
ostacoli. Ma la specialità che si avvicina maggiormente alle mie
caratteristiche e al mio trascorso di danzatrice è il salto in alto.
A 11 anni la prima competizione per l'Atletica Daunia Foggia indicativa
delle mie potenzialità. Supero l'asticella posta a 1.43 e le sensazioni
del salto mi affascinano. Dal 1983 al 1990 miglioro annualmente fino a raggiungere
un personale di 1.89, vincendo tutti i titoli Italiani di categoria e partecipando
alle massime manifestazioni internazionali. Coraggio e determinazione non
mi sono mai mancate: dopo il quinto posto ai Campionati Europei Juniores
di Varazdin (ex Jugoslavia) nel 1988, conquisto l'ottavo posto ai Campionati
Mondiali Juniores di Plovdiv nel 1989, nonostante una seria lesione ai legamenti
della caviglia. Lascio l'atletica Daunia Foggia per una società un
po' più grande. Preferisco compiere un passo alla volta e rifiuto
la proposta della storica Snia Bpd Milano, scegliendo di entrare nel Cras
Taranto.
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